mercoledì 11 novembre 2009

UN BATTITO DI CIGLIA


La foto è in bianco e nero, siamo sulla spiaggia, disposti in fila indiana affioriamo dalle nebbie del tempo.

Ricordo quella giornata, ricordo alcune inquadrature e le voci dei miei amici.
Ricordo lo stereo, ricordo il viaggio in treno e gli occhi di Barbara, il mio “micio”, l’amica che per tanti anni ho avuto vicino a me.

La cosa che mi sorprende e sconvolge è che questa foto non è come le altre… non l’ho scattata io e come tale non è archiviata, memorizzata, registrata…
La didascalia dice “Viareggio 1990” e per la prima volta sbircio un me stesso che non ho fermato, catturato e immortalato io…

Il viso, i capelli, il modo di vestire…
Per la PRIMA volta in assoluto mi accorgo che sono invecchiato…

Non mi fa paura…
Non ci rimango male … sono solo sorpreso, affascinato perché sta accadendo, sta succedendo proprio adesso…

Il tempo passa, il tempo scorre.

Ricordo quella giornata sì…ne ricordo solo pochi momenti, perché la marea del tempo si è portata tutto via, ma le emozioni, quello che pensavo…

Quello me lo ricordo ancora.

E’ questo che capita.

E’ questo che si cela dietro le vecchie foto che ogni cosa catturano e poi trattengono in se’…

Barbara, Cecilia, Simone, Andrea ed io…

E’ stato solo un battito di ciglia…

giovedì 22 ottobre 2009

23 OTTOBRE

Un pensiero agli occhi scuri e profondi.
Un pensiero al musetto dolce e all’amore che porta con se’.

Un pensiero alla persona che più di tutti mi è stata vicina in questi mesi.

Ai suoi sguardi, ai suoi gesti e a tutti quegli infiniti modi di fare che ho conosciuto in questo piccolo tempo.

Quanto è passato?

Un anno, un anno e mezzo…?

Eppure sembra molto di più, sembra una piccola, infinita vita fatta di gesti e attenzioni.

In tanti mi hanno dato qualcosa….
In tanti mi hanno amato ed apprezzato… ma tu soprattutto hai fatto tante piccole cose… senza avere quasi nulla in cambio.

Alla fine te ne sei andata…
Alla fine hai detto “basta” e alcuni si sono meravigliati che tu abbia retto tanto…

Difficile stare accanto a me.
Difficile continuare ad amare chi non ama la vita…

Potrei dirti mille cose… ma sarebbero soltanto parole.
Potrei dirti “ti penso”, “mi manchi” e “bla, bla, bla…” queste cose le ho dette un milione di volte per decine di donne…
Lo pensavo sempre, non c’era inganno o menzogna, ma stavolta sto zitto…

Probabilmente hai scelto la normalità.
L’ordine e il mondo reale.
I contatti, le persone e qualcuno che ti sta accanto senza macerarsi dentro per un “mal di vita” tanto “artistico” quanto inutile…

Alla fine probabilmente sei felice.

A me continua a venire in mente solo quell’unica sciocca frase che è il mantra di tutta la mia esistenza…

“Ci sono milioni di cose che si possono avere e milioni che non avremo mai”.

Niente di che,ma per me riassume ogni cosa…

Ti passo la mano tra i capelli.
Ti bacio la bocca socchiusa…

Buon Compleanno Silvia.

Massi.

sabato 28 febbraio 2009

PRENDIAMOCI UN CAFFE'

Caro Fonz.

Ho comprato il librone di Watchmen...hai presente?
Tu ce l'hai? Lo avevi già preso?

Sono sicuro che avresti mille aneddoti da dirmi al riguardo...qualcosa di assolutamente particolare ed esclusivo da sapere e dirmi.
Io ti ascolterei, un pò seguendoti, un pò no...

Poi ci faremmo una battuta, un commento su quello che combina Stefano o il Dibe e poi via a prenderci un caffè.

Facciamo finta che sia ancora così... che ne dici?

Facciamo finta che per una volta i ruoli si invertano e che sia io a scriverti e tu a non rispondermi.

Facciamo finta che tu sia partito per un viaggio o solo troppo impegnato per rispondermi e facciamo finta che forse non ci vedremo per un pò di edizioni di Lucca, ma che alla fine ci si rivedrà e tu mi racconterai un sacco di cose.

Facciamo finta....

Che in fondo è spesso la cosa migliore.

Alla faccia di tutti quelli che invece prendono ogni cosa sul serio.
Alla faccia di quelli che non si fermano o che non sognano mai.

In fondo io sono sempre stato bravo a farlo.
Se socchiudo gli occhi, se scaccio qualche brutta immagine, che a volte mi viene in mente, è ancora tutto come una volta.

Io non lo so quale sia il senso della vita... magari tu adesso sì.
Magari adesso te la ridi o forse sei occupato da cose veramente più importanti...
Magari avresti da dirmi "sai MAssi le cose non funzionano come pensavamo..." ma non lo puoi fare....

Quante "pippe mentali" eh, Fonz?

Quanto tempo perso a pensare strane cose o a dare senso a qualcosa che non ne ha.

Ci penso anche ora...mentre maneggio questa pregiata copia di Watchmen e mi chiedo come tenerla, dove metterla, cosa farne...
Nascondendo la verità assoluta che niente ha importanza....non queste cose almeno...

Ma tu questo lo sai.
Forse tu, più di altri, lo hai sempre saputo.

Dai... ti offro un caffè...
Io che ne offro davvero pochi, io con le "braccina corte" sempre attento a non spendere un euro in più.
Andiamo al nostro bar e aspettiamo che accada qualcosa...

In fondo quanti ne abbiamo macinati di fumetti e romanzi e film in cui accadeva "qualcosa"?

Quante magie scritte e disegnate e sognate e raccontate....?

Quanti infiniti sogni messi nero su bianco da altri o da noi stessi per dare un senso più bello e colorato a questa grigia vita?

Aspettiamo e vediamo se ne accade davvero una…


Prendiamoci questo caffè...
e anche se non puoi dirmi niente magari possiamo restare in silenzio... a guardare passare la gente in costume che si avvia verso le mura...

28/02.09

Dedicato al mio Amico Fonz che ci ha lasciati,ma che spero davvero in qualche modo mi legga ancora...

sabato 14 febbraio 2009

CANCELLARE

Scorro le pagine, osservo schizzi e scarabocchi uno peggiore dell’altro.
Volti asimmetrici, personaggi venuti male, sogni infranti e abbozzi di vite mai vissute.

Scorro e ogni pagina è una piccola fitta di doloroso fallimento.

Immagino con rimpianto altre mani che tracciano fantasie perfette.
Immagino con invidia quei segni che costruiscono mondi ad ogni tocco.

Impugno la gomma e cancello gli errori di una vita che non va.

Cancello occhi, bocche, corpi sbagliati.
Cancello sogni, momenti e gesta eroiche.

E man mano che cancello mi pare quasi di stare un po’ meglio….come se quei colpi di “NIENTE” mi aiutassero a fuggire da un’oscena realtà.

Cancello i miei eroi….che mi guardano con risentimento.

Cancello i miei amori….che mi giudicano in silenzio.

Cancello le fila mai tirate di mille e mille storie…. Le ripenso, le rileggo, sospese per sempre nel tempo.


Sono gli eroi di Hero City, è il misterioso Morpheus nel suo mondo si sogni.
E’ Arelto, padre di ogni cosa e infiniti altri pezzi di me.

Cancello….
Indicibilmente stanco….vorrei poter cancellare anche me stesso.

Vorrei osservare il mio volto e poterlo spazzare via, sostituire con un bianco sporco di carta usata….

Nobile almeno nel suo anonimato….
Promessa tradita, ma sempre dignitosa…. Un foglio cancellato ha una suo perché…

Può celare cose molto più belle di quelle disegnate….

Quanto meno desiderate, agognate, sospirate e sognate.

Cancello tutto e il mio blocco di schizzi è un vecchio, consunto insieme di NIENTE…

Vorrei poterlo fare con ogni cosa.

venerdì 13 febbraio 2009

LA FASE

Cambiano orari, momenti e abitudini.
Cambia qualcosa che neppure io vedo.

Cambia in silenzio eppure cambia.

Cambia la vita, cambia la FASE.


La FASE di quando leggo un solo autore.
La FASE di quando guardo film prima di dormire o quando corro ogni giorno.

La FASE di quando mangio solo alcune cose e la FASE di quando penso e vivo soltanto in un modo.

Cambia.

Cambia che io lo voglia o meno, cambia che io me lo aspetti o che lo tema.

Cambia.
Guidata da una forza superiore, guidata dal destino o dagli Dei…
a volte lo fa soltanto nelle piccole cose, a volte aspetta e si carica in silenzio….
…come una molla titanica… la FASE attende e accumula la sua forza immane….

Cambia quando le cose devono evolversi o disfarsi.

Cambia quando i tempi sono maturi o perfino già morti.

Cambia.

A volte è un trasloco.
Un lutto.
Una nascita, un’amicizia, un amore, un lavoro, un’operazione o una decisione….

Buona o cattiva...

Non importa che cos’è.... cambia sempre.

E’ quel qualcosa che prima o poi scatta e scorre e s’illumina di vita propria.

Non puoi fermarlo, non puoi rallentarlo né contrastarlo….

La FASE è vita, la FASE è CAOS….

Puoi imbustare la tua vita o spolverarla all’infinito….

Puoi tentare di controllarla o anche di affossarla….ma sarà solo e soltanto LEI che deciderà “COME”, “QUANDO” e “COSA”…

E così la sento arrivare….
La sento che galoppa e scalpita….la FASE sta cambiando…

Dove andrò?
Che cosa farò e CHI SARO’?

Non lo so….

Nessuno lo sa….

Mi copro gli occhi con una mano per non restare abbagliato….
E’ un alba o un tramonto?

Impossibile dirlo…ma il cielo è in fiamme…

13 Febbraio 2009

sabato 7 febbraio 2009

PICCOLI AMICI

Se ne stanno intorno a noi, ci osservano, ci tengono compagnia e ci amano come pochi altri sanno fare.
A volte cresciamo assieme a loro, a volte invecchiamo e siamo legati a loro come fratelli o figli.

Scodinzolano al nostro passare, fanno le fusa, giocano o semplicemente ci stanno vicini …in infinite e spesso lunghe giornate.

Non ci giudicano mai.
Non ci criticano, non ci deridono o feriscono.
Non hanno rancore, invidia o gelosia…

Forse è vero che sono interessati, forse è vero che da noi vogliono solo cibo e attenzioni….

O forse no.

Piccoli gomitoli di pelo, grandi zampone e lunghe code….
Cani, gatti …curiosi occhietti che ci guardano e sguardi umani che ci scavano dentro.

Per alcuni sono soltanto animali… per altri compagni di vita.

Ogni volta che uno di loro se ne va lascia un vuoto.
Ogni volta che uno di loro ci lascia … noi che lo amavamo restiamo atterriti, sconvolti e soli… proprio come se avessimo perso un pezzo di noi.

Piccoli amici a cui manca la parola,ma che possiedono tutto il resto.

Piccoli amici che ci aspettano la sera per andare a letto…
Che ci “baciano” o consolano in silenzio….quando il nostro volto è solcato di lacrime.

Non chiedono niente se non un po’ di calore e cibo…

Quando li guardiamo nei loro occhi a volte ci perdiamo… forse è solo un riflesso…forse è soltanto quello che vogliamo vedere… ma a volte intravediamo una silenziosa anima.

Piccoli amici.
Preziosi e unici…. La cui unica sfortuna è di vivere meno di noi.

Ci tengono compagnia per una vita… si alternano silenziosamente lasciando dietro di se’ collari, campanellini o piccole ceste di vimini…

A volte li osservo e penso che siano il meglio di questo strano mondo….

Addio Romeo…
Addio Pappa-Pappa…
Addio Quitta…

Tanti pezzettini di me…con cui sono cresciuto, con cui ho vissuto cose e momenti ormai andati…

Vi voglio bene.
Ve ne vorrò sempre.


Dedicato a Romeo e a tutti gli altri miei cuccioli.

07/02.09

domenica 4 gennaio 2009

LA "COSA"

Arriva piano, piano, arriva in silenzio e cresce…
… monta… sale come una lenta marea.

Non accade in un giorno e neppure in settimane o mesi… ci vogliono anni …

…ed anni …

… e ancora anni.

Comincia quando sei piccolo e neppure te ne accorgi.
Comincia quando subisci e vivi cose a cui non sai dare un nome,ma solo un emozione.

Comincia nel buio che abbiamo dentro o nelle ombre che ci circondano, cresce con le delusioni e si nutre di dolore.

Per alcuni non ha un nome, per altri diventa una compagna.
E’ fatta di rabbia, di rancore e sofferenza…

E’ fatta di odio e di risate cattive fatte alle tue spalle.

Crescendo alcuni la nascondono…altri la combattono…

E alcuni la vivono.

E’ come un brusio, come un ronzio di api e un coro di unghie su un’infinita lavagna.
E’ una forza nera che ti cresce dentro, è una rabbia che ti agita e scuote e tormenta.

Non la puoi vedere eppure è dentro e intorno a te.
La senti, la vivi, la palpi come una densa ed oleosa melma in fermento.

A volte ti senti così pieno di Lei che potresti urlare e arrampicarti su un muro di vetri solo per dar sfogo al tormento.

E a volte …

… ti scivola dentro e trasforma il tuo fuoco in un ghiaccio freddo e letale che parla solo di cose morte e passate.

E’ fredda.
Vuota e al tempo stesso straripante.

E dopo tanto tempo ti accorgi che non è Lei che ti consuma…

… ma sei tu che la nutri.

sabato 20 dicembre 2008

IL TIRO AL BERSAGLIO

Il tiro al bersaglio comincia quando sei molto piccolo e neppure te ne accorgi.
Vengono colpiti parenti indiretti, distanti, di terzo, quarto e quinto grado…talmente lontani che neppure sappiamo che esistono.

Spariscono, svaniscono…semplicemente cessano di esserci.

Scompaiono dalle cene di natale, evaporano dai discorsi di famiglia e noi siamo troppo piccoli anche solo per ricordarli.

Poi tocca alle zie e zii indiretti… cugini di nonni, parenti di secondo grado e affiliati vari… e mentre cresciamo ci accorgiamo che il tiro al bersaglio non è casuale, non è cieco,ma in qualche modo è MIRATO, orientato e guidato.

Cresciamo e ci accorgiamo che nessuno fa più le lasagne come le faceva quella lontana zia e lei non c’è più.

Cresciamo e le case in cui andiamo non hanno più quell’odore o quel “sapore” lontano.

E intanto il tiro si aggiusta, si fa più preciso… e come un cerchio si restringe, mentre vengono colpite figure che abbiamo conosciuto bene e che svaniscono a volte in un attimo, a volte lentamente.

Nonni, zii di primo grado e così via…

Padri e madri scompaiono…ma sono sempre quelli di qualche amico…

All’improvviso ti rendi conto che anche tu non hai più nonni e il tiro si aggiusta, prende la mira, si restringe….

E’ come un cieco che recupera la vista…non tira a caso, sta imparando… e si sposta sempre più verso il centro….

Oggi a loro, domani a qualcuno più vicino…sempre più vicino.

E mentre ti arrivano notizie, di esami, di analisi andate più o meno male, mentre fai conti di età e dici “a me non capiterà…i miei genitori sono ancora giovani…”…

Ti accorgi che solo loro stanno al tuo fianco…

Ti accompagnano e circondano…. Al centro ci sei tu.

E il tiro si aggiusta mentre ogni giorno siamo un po’ più soli.

martedì 16 dicembre 2008

L'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE

Nel sogno sono di nuovo all’Istituto Tecnico Industriale, (la scuola che avevo frequentato per alcuni anni prima di andare al Liceo Artistico) mi aggiro per una specie di palazzetto pieno di cattedre ed osservo studenti e ragazzotti vari, rapiti ed assorti da esercizi di matematica, fisica e chimica….

All’improvviso mi sale l’angoscia e l’ansia mentre sento quei discorsi, quegli argomenti che per me non significavano NIENTE e che mi davano la nausea.

Ricordo le facce sudaticce e iperagitate dei miei compagni di corso, ricordo quelli bravi… (in grado di risolvere le più intricate equazioni e problemini fisici del cazzo, ma che tremavano di fronte ad un compito d’Italiano intitolato “Le mie vacanze”), mi ricordo le ore infinite, ad ascoltare cose noiosissime relative alla fisica, alla chimica, o a gingillarci con inutili provette e giocattolini vari.

Ricordo con sorprendente nitidezza le lunghe, interminabili giornate, passate ad ammuffire su un banco, nel terrore di essere interrogato su cose di cui non sapevo mai un EMERITO cazzo.

Ricordo la povertà di fantasia, la miseria di idee che caratterizzava quei luoghi e la totale e sconcertante MANCANZA di donne.

Ricordo il modo in cui ci caricavano di compiti per le vacanze di Natale e ricordo come, la maggior parte di miei compagni, non avesse la più pallida idea di cosa fosse un FUMETTO.

Ricordo che la cosa che maggiormente li interessava era il calcio e ricordo le loro stolide facce che non sapevano nulla di fantascienza, di film e di creatività…

Ricordo tutto questo e per un attimo sono felice pensando che (comunque vada) anche se dovessi tirare il calzino domani, non tornerò MAI più in quel mondo del cazzo.

Qualunque cosa succeda, (anche se non trovassi più lavoro) piuttosto che avere di nuovo a che fare con matematica, fisica e chimica….andrei a battere sui viali.

Se potessi tornare in dietro nel tempo e in quei luoghi, andrei di nuovo in quelle aule e da quella persone... ma solo per mandarli tutti affanculo.

giovedì 11 dicembre 2008

UN ALTRO NATALE...

Ricordo altre feste di Natale….

Ricordo giorni in cui le stanze e ogni altra cosa era più grande.

Ricordo un via vai continuo di parenti e ricordo che anche i più anziani tra di loro non erano mai davvero vecchi.
Cerano zie e zii e parenti di grado imprecisato, ma cerano TUTTI e stavano sempre bene.

Ricordo che i genitori erano Grandi, ma non anziani.

Ricordo alberi di Natale giganteschi e odori di cucina che non sento da tempo.

Ricordo pacchi regalo colorati…spesso non costosi o “perfetti” …a volte sbagliati, ma sempre bellissimi.

Ricordo la frenesia di scartarli, ricordo la corsa al mattino per aprirli e ricordo gioie e piccoli entusiasmi.

Ricordo lunghe giornata trascorse a giocare…ad ascoltare le chiacchiere, le discussioni e le infinte partite a carte dei grandi.

Ricordo timide giratine all’esterno in una città deserta e un po’ nebbiosa.

Ricordo un mondo diverso… né migliore, né peggiore, ma di sicuro lontano…

Un mondo visto attraverso gli occhi di bambino che non può scegliere tutto… ma che è piacevolmente “guidato” in ogni cosa.

Ricordo una leggerezza d’animo che non sento da tempo.

Ricordo una parola che non allora non conoscevo, ma che di sicuro VIVEVO: semplicità.

Questo ricordo….

mercoledì 17 settembre 2008

LA NEBBIA E LA PIETRA

La Nebbia scivola sul terreno…
La Nebbia avvolge la fredda Pietra, la sfiora e le sussurra i suoi Sogni infiniti…
La Pietra, immobile e silenziosa, non risponde…ma anche Lei,come tutti, ha bisogno di calore… anche Lei ha bisogno che il Sole la illumini e riscaldi….

Ma quando il sole appare…

la Nebbia svanisce.

lunedì 15 settembre 2008

LA BOTTA

La sedia mi scivola di sotto i piedi…il mondo si sposta e rovescia…

Cado.

Ma la cosa curiosa è che il cervello è più veloce della forza della gravità e di ogni altra cosa.

“Sto cadendo…” penso mentre tutto gira e accelera.
“Sto cadendo stupidamente da una sedia con le ruote. Cado e forse mi romperò qualcosa, forse batterò la testa, forse ci rimetterò la pelle…”.

Lo penso in un lampo, lo penso mentre precipito al suolo e stranamente (assurdamente) c’è una lunga attesa in quel breve istante in cui piombo al suolo.

E’ come quando batti il gomito o un piede in uno spigolo e sai che sentirai un MALE CANE,ma non arriva subito…perché il dolore ci impiega comunque un istante a raggiungere il cervello e così, (ancora peggio del male fisico) c’è quella breve attesa in cui ti dici
“oh cazzo Farà un male del diavolo!”

Ed eccomi lì…

Che sbatto al suolo proprio con il gomito e con tutto il fianco sinistro.
Ecco la sedia che se ne va allegramente a sbattere contro la parete , ecco il rumore sordo del mio corpo ed ecco che dopo un breve, ma infinito istante, arriva anche LA BOTTA!

DOLORE.

L’aria che per un attimo se ne va dai polmoni e la mia mente da ricovero che (imprevedibilmente ) si mette a ridere.

Ride.
Ride mentre annaspo a terra e mi rialzo a fatica.
Ride mentre faccio il controllo danni e sento che i reni sono a posto e che anche stavolta (a meno di emorragie interne) non mi sono fatto niente.
Ride la mia mente drogata di emozioni perché comunque sia il cuore batte a mille ed una strana sensazione di SNEBBIAMENTO la riempie.

Dolore che ti schiaffeggia…come una lama di vita che ti dice
“smuovi il tuo culo e senti male!”.

Non ha alcun senso, lo so…eppure è stato…

…divertente.

mercoledì 3 settembre 2008

ISOLE NEL NULLA

Isole...

Con alberi e piante...pezzi di noi ... a volte simboli di felicità, a volte dolorosi legami con la terra.

Alberi…che allungano le loro radici fin nel nostro cuore…
Rami e rovi…che salgono verso l’alto, in cerca del sole…in cerca di qualcosa.

Non sempre lo trovano.

Siamo tutti diversi e tutti uguali…

Le nostre emozioni…i nostri alberi…sono Unici e Perfetti…
Ma solo noi li vediamo, solo noi li SENTIAMO.

E quello che strazia e alimenta il nostro animo….spesso non significa niente per gli altri.

Siamo magnifiche sculture viventi... che vivono solo per pochi.
Solo per chi ci vede realmente, solo per chi ci sente.

Spesso solo per noi stessi.

E quello che per NOI è tutto ... per altri non è niente.

E’ sempre così ed anche noi lo facciamo.
Ogni giorno.

Crudelmente incapaci di guardarci attorno.
Incidiamo sui tronchi di chi ci vuole bene ... senza neppure accorgercene.

In questo insensato gioco a rincorrere ciò che non si può avere o a rimpiangere altre isole.

Circondati dal mare.

Circondati dal nulla….

martedì 2 settembre 2008

IL MIO AUTUNNO

Arriva senza che me ne accorga.

Arriva nei dettagli, arriva nella luce e nei colori…lo vedo nelle piccole, preziose cose.

Lo vedo nella mia città e lo sento dentro di me.

Torna l’Autunno e tornano i pensieri.

Tornano i ricordi e i colori più belli.
Tornano i momenti andati e i dolori più intensi…

Sento gli odori ed altre cose che ancora non ci sono.

E’ solo nei miei ricordi, è solo dentro di me.

Ogni anno ritorna e io lo abbraccio.

Mi accoglie come un vecchio amico, mi stringe tra le sue braccia e mi consola….

Mi tiene stretto chiamandomi per nome come NON tutti sempre hanno fatto...
Mentre parlo di cose che dovrei dimenticare, mentre mi perdo in parole che non dovrei scrivere e neppure pensare…

Come uno dei miei tanti tramonti…come uno dei miei tanti sogni andati male..

Torna.

Torna sempre qui…

da me…

lunedì 1 settembre 2008

GLI OCCHI DI ODILLE

Per una volta non vi farò sorridere.

Per una volta ci siederemo ad un tavolo e faremo finta di guardarci negli occhi.
Per una volta ci verseremo qualcosa da bere di diverso dell’ironia e forse avrà un gusto amaro o magari dolce ,ma certo un po’ triste.

Per una volta parleremo.

Parleremo di quando avete trovato un’amica e di quanto la sua stima, la sua silenziosa presenza e il suo affetto è divenuto importante in tanti e spesso solitari anni.
Parleremo di come un legame possa essere forte pur senza frequentarsi, vedersi o perfino sentirsi.
Parleremo del volersi bene, del rispettarsi e delle strane affinità che la vita spesso ci fa incontrare.

Io spesso divagherò…parlando di aneddoti che a voi non diranno nulla e se vedrete un sorriso o un’ombra attraversarmi il volto dovrete essere pazienti e lasciarmi andare.

Ci saranno nomi, luoghi , stupidi scherzi o giochi d’intesa che a voi non diranno nulla e che mi faranno brillare gli occhi e mille altre infinite cose che ognuno di noi ha vissuto a suo modo.
Dopotutto forse riuscirò ugualmente a farvi sorridere…ma non preoccupatevi se io non farò altrettanto.

Vi parlerò di come spesso si sbagli.
Vi dirò di come si possa essere a volte un po’ ciechi…o soltanto fuori posto…sbagliando il tempo , il luogo….o arrivando semplicemente TARDI.

Vi racconterò di come ci si può perdere tra le strade della vita e non vedere ciò di veramente importante che si è avuto sempre a portata di mano.

Vi guarderò negli occhi e forse i miei saranno velati perché vi racconterò di cosa accade quando si scopre che un’amica è molto di più di quel che credevate.
Vi mostrerò come si possono vedere pianeti e costellazioni negli occhi di una donna e se voi riderete di me io vi capirò…

Ma non me ne vergognerò.

Parleremo della sua voce, dei suoi capelli , dello sguardo e di tutte quelle altre INFINITE cose che a voi non diranno nulla…ma che per me sono state tutto.

Parleremo di Lei…e di come la felicità più dolorosa sia quella assaggiata e poi persa.

Parleremo di amore, di sogni e di Torri lontane che non possiamo raggiungere.
Parleremo di vite a cui non apparteniamo ,ma a cui ci è stata data la dolorosa opportunità di partecipare…

Non sarete obbligati ad ascoltarmi , né a comprendermi ...ma io non so per quanto ancora continuerò a rivivere quegli occhi...
Forse un giorno tornerò a farvi sorridere...

Ma non oggi.

Dedicato alla mia Amica di un tempo...

venerdì 29 agosto 2008

L’UOMO CHE VOLLE UCCIDERE DIO

Seduto nell’ombra della mia stanza, circondato da librerie e scaffali, affogato nel caldo della torrida estate cittadina.
Osservo il monitor in cui fluisce il plasma quantico.

Per stare sveglio bevo tè ad alta concentrazione di teina.
Per accelerare il mio metabolismo mangio solo zuccheri e bevo solo acqua distillata.

Per lavarmi uso taniche di acqua.
Il mio bagno è un WC chimico Thetford ultima generazione e per sicurezza distruggo la mia biancheria sporca in un inceneritore portatile.

Sul mio tavolo, alle pareti e per terra…i diagrammi dell’Equazione Vita.

Su tre schermi da 15 pollici la serie complete di un vecchio telefilm viene trasmessa fuori sincrono, con un intervallo di 4,1169 secondi.

E mentre una luce rossa illumina le pareti sono collegato simultaneamente a 2369 blog che parlano di Dio.

Lo aspetto osservando il suo respiro tradotto in onde grafiche.

Vento, maree, il ciclo della vita stessa…il sistema cardiocircolatorio di Dio…
Il suo respiro, le sue pulsazioni, l’energia elettrica dei suoi neuroni…
Osservo tutto sul mio schermo….e Lui a malapena mi nota.

Simile ad un gigantesco titano addormentato troppo sicuro di se…quasi non mi vede mentre io scandaglio i suoi processi mentali.

La pulce che scala il cane su cui vive.
La cellula che prende coscienza del corpo in cui esiste.

L’atomo…che pone domande all’universo di cui fa parte.

“Mi senti?” glielo chiedo in silenzio.
Glielo chiedo con il pensiero, come una delle tante inutili preghiere a cui è abituato.

Niente.

Neppure mi risponde ,a malapena i diagrammi fluttuano mentre provoca un terremoto in Messico.

“MI SENTI?!” chiedo ad alta voce e accendo l’ECO-INDUTTORE.

La luce trema in tutta la città mentre i miei forni a microonde modificati entrano in funzione.
“MI SENTIIII?!” urlo mentre giro la manopola e le lancette dell’amperometro schizzano verso l’alto e la città resta al buio.

Cani e gatti che urlano nella notte , i chirotteri impazziti accecati dalle onde elettriche e un sibilo nel mio stanco cervello.

“Sì. Ti sento.” Risponde lui con la voce che ci si aspetta debba avere Dio.

“Che cosa fai? Che cosa stai facendo?” mi chiede con voce quasi distratta.

“Ti giudico.” Rispondo io mentre accendo gli alimentatori ausiliari e perle di sudore mi ricoprono il volto.

Ride. Non è un vero suono…piuttosto una vibrazione cristallina…

“Perché?” mi chiede incuriosito.

“Per genocidio. Per crimini contro l’umanità e contro la natura. Per milioni di anni di sofferenza. Per l’ignoranza in cui ci hai lasciato, per il finto libero arbitrio che ci hai concesso. Per le ali che ci hai strappato divertendoti come un bambino sadico.”


”Ti giudico e ti condanno in nome degli esseri che hai creato e condannato al dolore!”

“Non è vero”. Replica lui scuotendo un inesistente testa e da qualche parte un vulcano esplode uccidendo migliaia di persone.

“Oh sì…” rido io con le lacrime agli occhi…
“E’ vero maledetto sadico assassino. E’ vero eccome!”

“Guarda qui!” gli urlo fissando il suo fluttuare sullo schermo.
“GUARDA PAZZO CRIMINALE!” grido afferrando un giornale.

“GUERRE. CARESTIE. Bambine di 5 anni stuprate e uccise, malattie incurabili e persone colpite da fulmini il giorno del loro compleanno….! Che cosa sono queste figlio di puttana?!”

“Che cosa stai dicendo?” mormora lui addolorato.

“Sto dicendo che dopo tutto questo tempo farò quello che avemmo dovuto fare prima….ti uccido in nome della nostra razza….qualsiasi cosa siamo e per qualunque motivo tu ci abbia creati….ti uccido rivendicando il nostro libero arbitrio.”

“Non è per questo che vuoi farlo...”

“Cosa?!” urlo mentre il sudore mi ricopre. Le turbine vibrano, qualcuno batte e urla alla mia porta blindata mentre tutta l’energia viene deviata sui refrigeratori delle bobine.

“COSA CAZZO DICI?! Vuoi parlare per metafore? Vuoi che porti mio figlio su monte e te lo doni, vuoi che conduca il popolo in salvo oltre il mare? O vuoi semplicemente che alimentiamo i tuoi circuiti mentali con la nostra venerazione?”

“Cosa cazzo vuoi maledetta creatura?! Perché non ci lasci semplicemente VIVERE?!”


“Signor End! Apra!” grida la polizia alla mia porta.
“Apra Signor End! Non lo faccia!”

“E’ per Lei…?” mi chiede Dio fluttuando nel suo plasma quantico.

“E’ perché l’hai persa?”

Io lo ignoro, mi spoglio mentre il caldo diventa insopportabile, rivoli di fumo si levano dalle mie librerie, gli oggetti fondono sulle mensole e io cerco di collegare l’ultimo condizionatore che ancora funziona alle batterie.

Fuori vedo torce elettriche e fiaccole mentre la gente urla in strada.
La polizia che batte alla mia porta, le Torri in distanza che si stagliano contro il cielo rosso.
Quelle maledette Torri dove lei viveva...

“Lei se ne doveva comunque andare…” continua lui con la sua voce melliflua…

“Nell’universo…”

”ZITTOOOOOOO!” urlo io girando la manopola al massimo e …

per la prima volta…

lo sento…

URLARE.

“Che cosa si prova?”
gli chiedo mentre i poliziotti cominciano ad usare le lance termiche e i camion dei pompieri cercano inutilmente di disconnettermi dalla rete elettrica.

“Che cosa si prova? CHE COSA SI PROVA? CHE COSA SI PROVA BASTARDO?!”
urlo mentre fiammelle cominciano a levarsi intorno a me.

“Che cosa si prova a provare dolore?” gli chiedo mentre guardo il suo occhio sul monitor contorcersi….

“Dolore. Perdita. Sofferenza.”
Gli elenco mentre mi riempio di pasticche di Iodio antiradiazione…

“Tu non capisci….”
Mormora lui in preda al dolore..
“Ci sono milioni di cose che vi ho permesso di avere…e milioni che non potrete avere MAI…”

“Sì, sì….” Annuisco io ridendo.
“Conosco la storia. La so davvero bene, credimi….la conosco…” …

“Hai ucciso miliardi di persone. Ne hai ingannate altrettante….”

“Signor END Apra! Non lo faccia la preghiamo...” gridano gli sbirri.

“ E mi hai portato via LEI.” Giro la manopola mentre lo sento urlare….

Il suo occhio mi guarda e mentre guardo la tempesta di plasma che ho scatenato vedo milioni, miliardi di vite,civiltà…uomini, donne ed animali, anime che si agitano nel continum della sua coscienza…
Per un istante forse ne capisco la natura e per un istante forse perfino riesco a perdonarlo.

Poi vedo la foto di Lei sul tavolo, in piedi, in mezzo al sole , indossa pantaloni verdi militari, i capelli sono ramati, lo sguardo lontano nel nulla…quando era ancora mia….

La guardo mentre i suoi occhi si perdono lontani e il dolore mi fa impazzire…

Mentre il fuoco divampa e la porta cede, mentre la polizia irrompe e grida e tutto brucia…

Giro la maledetta manopola la massimo e sento Dio che urla…

Lo sento GRIDARE di dolore così come ha fatto GRIDARE miliardi di persone.
GRIDA come ho gridato io.
Piange come ho pianto IO.
SOFFRE come soffro IO.

La città piomba nel buio…

Per un lungo istante tutto si ferma e io sono di nuovo con lei.

Le tengo la mano.

La stringo a me un attimo prima che tutto finisca.

Sento il fuoco che mi avvolge , l’aria che brucia …vedo i poliziotti che entrano e che mi sparano…e mentre le pallottole mi raggiungono mi ricordo tutto…

Ricordo Lei.
Ricordo il liquido infiammabile con cui ho riempito la stanza , ricordo i detonatori e l’esplosivo sparsi in tutto l’edificio…
Ricordo il mio odio per quel Dio che me l’ha tolta…e la pazzia che mi ha convinto di poterlo uccidere .

Ricordo come l’ho perduta, ricordo quando lei se ne è andata, ricordo TUTTO …
e mentre ogni cosa brucia ed esplode io mi dirigo verso di Lei…

Verso il mio amore… verso le Torri…per non lasciarla più.

martedì 1 luglio 2008

IO...L'ALIENO

Io che non dimentico.
Io che resto legato a persone e luoghi.

Io che mi innamoro ed è sempre PER SEMPRE.
Io che credo che l’amicizia DOVREBBE essere per sempre.

Io che mi perdo in uno sguardo e scrivo parole e faccio sogni spesso ingenui o impossibili.

Io che continuo a cercare, provare e a dare possibilità a persone che amo, stimo o a cui semplicemente tengo…soltanto per sentirmi dire “vai avanti”.

“Dimentica”.
“Non posso”
“Ti auguro Buone Cose”.

Io che resto legato a tutte.
A tutti.
E a tutto.

Io che temo il tempo e che penso che la cosa più importante sia NON perdersi…
Perché tra un attimo saremo vecchi e tutto cambierà…

Io che penso sempre che valga sempre la pena di darsi un’altra occasione….

Io… evidentemente sbagliato che vivo in mezzo ad un mondo di gente che non la pensa come me.

Più sana.
Più forte.

La gente che va avanti...


Io…l’ Alieno.

sabato 28 giugno 2008

L'ALTRA VITA

Mi sveglio in un letto bianco, c’è luce che entra nella stanza e non capisco il motivo perché la sera prima ho chiuso tutte le serrande.

Mi guardo intorno e vedo finestre luminose da cui entra un caldo sole.

Mi alzo e mi rendo conto che non è la mia stanza..ma al tempo stesso SO che lo è.

Le finestre sono due , sono disposte nelle due pareti che formano un angolo della stanza e sono disposte l’una quasi accanto all’altra.

Mi avvicino e le guardo attentamente.

Vedo le venature del legno, il colore degli infissi, il marrone delle serranda abbassata a metà.

Sbircio attraverso di essere e mi accorgo che è una giornata perfetta di sole…sento perfino che non fa troppo caldo.

Siamo in alto…almeno un secondo o terzo piano e vedo uno scorcio di strada che forse riconosco o forse no.

Il fatto che mi colpisce è che in qualunque posto siamo è esattamente dove vorrei essere.

Esco dalla mia stanza e vado a vedere il resto della casa.

Ogni stanza è diversa…non c’è niente in esse che mi ricordi la casa dove dovrei essere eccetto…

GLI OGGETTI.

Gli oggetti sono quelli giusti.

Sono cose di mio padre e di mia madre.
Una quantità incredibile di loro oggetti.

Pacchetti di sigarette, accendini, riviste, strumenti vari, vestiti, soprammobili….

E perfino l’odore…

Perfino l’odore è quello giusto.

Solo che ogni cosa è più grande, più accogliente e in qualche modo più giusta.

Torno nella mia stanza, guardo tra mensole e librerie..è tutto molto piccolo,ma gli oggetti sono gli stessi che dovrei avere, mescolati però ad altri che non ho mai visto.

Mi affaccio di nuovo per cercare di capire e guardo la strada.

C’è gente che passa e io cerco di leggere il nome della via…ma non ci riesco…il nome è rovinato, consunto.

Allora cerco di leggere i numeri delle targhe delle auto…come se questa cosa mi potesse convincere che è tutto vero….
Ma non riesco a fare neppure quello.

Seno una porta aprirsi, corro nelle altre stanze e trovo i miei genitori, mi guardano come se niente fosse e io non so come chiederglielo.

Mi avvicino a mia madre , le vedo l’acconciatura fatta di fresco, distinguo il color vagamente rosato dell’abito, la collana che porta al collo.

“Lo so che mi prenderete per matto…” dico loro scegliendo bene le parole…
“Ma questa è realmente casa nostra…casa VOSTRA?…Insomma: noi viviamo qui?”.

Glielo chiedo con calma…glielo chiedo sapendo che da un momento all’altro la verità mi sarà rivelata.

Mia madre annuisce preoccupata “certo che è casa nostra…” mi dice con l’ansia nella voce e mio padre mi guarda con aria più “severa” e mi dice “secondo me hai preso qualcoda che ti ha fatto male...”…

E per un attimo mi è tutto chiaro….

Per un attimo meraviglioso e perfetto capisco che questa è la vita reale…

L’altra…quella con “Delfino” e tutte le altre cose che mi feriscono e fanno male…è frutto di un brutto sogno, di qualcosa che mi ha fatto male….di un lungo, infinito incubo.

“Che cosa farete oggi?”

Chiedo ai miei genitori.

“Passeremo finalmente un bel pomeriggio…” mi dice mia madre.


E’ allora che scatta….
E’ a questa frase che il meccanismo interno decide che la finzione deve finire…

Mi sveglio.

Non c’è nessuna luce.

Non c’è una sole che entra tenue ed invitante…non c’è una vita alternativa in cui le cose sono andate meglio.

Penso a Delfino…
La penso intensamente, come sempre….mentre cerco di dormire di nuovo…

Per tornare in quel luogo dove non c’è sofferenza.

mercoledì 18 giugno 2008

FOTO D'EPOCA


Mi guardano in silenzio, mi osservano da un altro tempo, da un altro mondo.

Sorridenti, assorti...

A volte felici a volte tristi, scomposti o in posa...

Mi guardano ignari che io un giorno li guarderò a mia volta.

Ignari di essere dentro un album, su una bancarella o appesi in una stanza.

Di molti non conosco nemmeno il nome,ma di tanti altri ricordo le voci, le espressioni e a volte anche il tocco.

Nonni, zii, parenti...strani consanguinei di cui non ho mai afferrato il legame...

Sono tutti lì.

Le foto sono graffiate, sbiadite consunte e sdrucite....eppure molte sono sopravvissute a loro stessi.

Non le sfoglio molto spesso....farlo mi fa stare male.

E' quella loro espressione...quei visi felici o distratti che mi spaventano....

Sono identiche alla nostra...alla mia.

Non sappiamo...
Non immaginiamo..

Ci pensiamo sì....ma sono cose che non ci riguardano, non ci toccano mai.


Eppure eccoli tutti lì...


Alla festa di compleanno.
Al Natale...

Al battesimo, matrimonio, alla gita fuori porta...

Li guardo.

Mi verrebbe da avvertirli, da dirgli qualcosa...

"State attenti"...

Oppure "vivete bene!"..

Ma poi ti rendi conto che l'unica persona a cui dovresti dirlo sei te stesso.



Quando sono stati fotografati avevano la tua età...

Altri molto meno.

Sono ragazzotti, bambini e neonati...

Se chiudo gli occhi sento odori immaginari...
Rumori...

Voci che dicono "smetti di giocare con quella macchina fotografica e vieni a pranzo..."


Le case non ci sono più.

Le tavole imbandite, un certo tipo di odore e luce...


E' tutto andato.


Restano quelle foto in cui ogni cosa è imprigionata....ma non è più la stessa.

La chiamano "Vita"....

domenica 8 giugno 2008

L'OCCHIO CHE SA...


Azzurro e velato, risplende da un orbita antica.

Ti osserva senza vederti.
Ti scruta, incastonato nel niente vecchio quanto il tempo.

E’ L’Occhio Che Giudica.

E’ l’Occhio che Sa.

L’Occhio di colei che Vola attraverso un mondo rosso e silente.

Non c’è suono alcuno se non quello del vento.

Non c’è luce che non sia cremisi.

Non c’è ombra che non si muova.

Non c’è pace.

Non c’è speranza.

Immobile e assoluto.

Ti sfiora col suo sguardo vitreo…


Non devi temere…non ti farà del male.


Non sentirai niente.

venerdì 6 giugno 2008

LE MANI NEL BIANCO

La stanza è bianca e luminosa, una cucina immacolata e bagnata dal sole.

A tavola siamo io, alcuni dei miei parenti e Lei.

Forse è una colazione, forse un pranzo…non lo so.

Di Lei non so niente, non conosco il suo nome, non so esattamente chi sia.

Indossa qualcosa di bianco ed ha una carnagione chiarissima…la sua figura quasi si confonde con tutto il resto.

Ha lunghi capelli castano chiari,ma li tiene legati in una coda,ma la cosa più bella, la cosa che mi colpisce e toglie il fiato…sono le sue mani.

Sono lunghe, con unghie molto curate dal bianco smalto.

Le muove dolcemente mentre parla…racconta che suona il piano e io mi immagino quelle mani che accarezzano i tasti…

E’ allora che la sua mano si allunga verso la mia…
Lo fa con un gesto spontaneo, inaspettato…un attimo prima descrive qualcosa con eleganti gesti…
E un attimo la sua mano è nella mia.

Non mi guarda direttamente, solo uno sguardo e le nostre due mani che si sfiorano e toccano…come se avessero una vita propria, come se una magia ci avesse avvolti.


Poco dopo siamo fuori, camminiamo per Firenze, Lei è al mio fianco.
E’ molto alta, indossa un abito lungo, nuovamente bianco e sandali intrecciati…ci fermiamo un attimo e ci abbracciamo.

Sento il suo corpo sul mio…è molto magra,ma mi piace.
Ci stringiamo e le mie mani sfiorano una piccola borsa a tracolla.

Non diciamo una sola parola, non è necessario.

E’ come uno di quegli incontri che il destino stesso ha organizzato.

Poco dopo siamo in un giardino…lei si scioglie i lunghi capelli mossi, vicino a noi c’è un piccolo cane nero che corre e un tronco d’albero pieno di frasi intagliate.

Lei mi guarda e mi dice “lo sai che me ne devo andare, vero?”.

Io annuisco. Non so di cosa stia parlando eppure al tempo stesso lo sapevo…
E’ come se mi stesse dicendo che non starà con me per sempre.
E’ come se mi dicesse che quei lunghi, meravigliosi capelli sono destinati a svanire,ma va bene.

Va bene così, non importa per quanto tempo.
Non importa che cosa accadrà…

Finalmente l’ho trovata, finalmente è Lei…

domenica 1 giugno 2008

PEZZI DI ME...

Li maneggio con cura come sempre ho fatto…
Uno per uno li prendo in mano, li spolvero e poi (delicatamente) li ripongo….

Ho fatto questa operazione infinite volte, fin da quando ero bambino….fin da quando trascorrevo i pomeriggi a giocare da solo, a casa, perso in un modo di fantasia popolato da mostri , eroi ed avventure fantastiche.

I miei giocattoli sono ancora qui…

Un po’ acciaccati, un po’ rovinati o sbiaditi…ma tutto sommato in buone condizioni.

Li ho conservati bene…
Li ho curati come avrebbe fatto qualsiasi bambino un po’ solo e “fissato” che si divertiva a posizionarli e rimirarli per ore nella sua libreria.

Tutti messi nell’ordine giusto…
Tutti posizionati in un certo modo…

Oggi classificherei tutto questo come “clinico”…ma oggi sono “grande” e i grandi possono permettersi di fare quasi ogni cosa….basta cambiare la definizione stessa della “cosa”.

Da piccolo ero un bambino che usciva poco…
Da grande (se mi va) posso sempre giocarmi la carta del “collezionista” o semplicemente fregarmene e divertirmi come allora…

Questo è forse uno dei pochi vantaggi di crescere…le scuse migliorano con l’età.

Ogni volta che prendo uno di questi giocattoli in mano i ricordi affiorano prepotentemente…

Sono tutti robot ed astronavi….vengono tutti dai “gloriosi” anni ’70….

Alcuni sono personaggi famosi dei cartoni animati dell’epoca, altri copie o sottoprodotti a basso costo del periodo….ma per me ognuno ha un suo valore speciale.

Significano pomeriggi e sere di divertimento…
Ore piacevoli rubate all’aria aperta,ma anche allo studio.

Di ognuno ricordo il luogo di acquisto o l’occasione del regalo…

Molti sono sopravvissuti a chi me li ha regalati.

Ricordo i commenti di qualche scettico parente che li guardava con diffidenza….

Così strani e diversi dai loro giochi…così “alieni”.

“Una volta la plastica non c’era….una volta avevamo giocattoli di legno…”.

Ma niente cambia in realtà…
Tra una o due generazione questi oggetti faranno lo stesso effetto.
Arcaici, primitivi e antichi.

L’odore, la sostanza stessa…in qualche modo è cambiata.
Ogni volta che ne tocco uno me ne rendo conto.

E’ il tempo.
E’ passato implacabile.
Se li sfioro lo sento…

Rivedo mio padre che mi dice “oggi se vuoi potremmo comprare quel robot che ti piaceva”.

Uno dei giorni più belli della mia vita e non tanto per il robot (all’epoca di sicuro per quello…),ma
Oggi per il gesto in se….inatteso.

Prezioso.

Unico.

La vecchia libreria non c’è più…
Forse l’ho fatta a pezzi proprio io o è finita chissà dove…

Ma loro sono ancora al sicuro…in una bella vetrinetta dell’Ikea…
Protetti da un vetro di bacheca dall’improbabile nome vagamente nazi…”DETOLF”…

Li osservo con affetto e nostalgia….come pezzi di me.

sabato 31 maggio 2008

IMMERGERE E RECUPERARE

Dolce. Biscotti.
Fette di torta ciambellone della mamma.

Tè , caffellatte, cappuccino rigurgitante di schiuma.

Mano sinistra sul telecomando, destra che immerge e recupera.

Immerge e recupera.
Immerge e recupera.

Inzuppo compulsivamente mentre mi lascio riempire.

Di film. Di spot. Di serial televisivi che mi stupiranno, mi sorprenderanno e mi daranno emozioni che MAI ho provato.
E di zuccheri. Conservanti. Farina doppio zero. Uova sbattute e latte a volontà.

Mi lascio riempire da quella amalgama che nulla riempie e sbrodolo come un labrador mentre un ghigno di soddisfazione mi si disegna sulla faccia.
Pile e pile di fumetti. Collezioni. Dvd maniacalmente conservati…senza impronte, senza polvere senza che mano alcuna li abbia mai toccati, sfiorati o visti.

E io immergo.
E recupero.

Inzuppo con quella tecnica mai casuale.
Trasveresale. Mai di piatto altrimenti il biscotto galleggia e MAI per troppo tempo o il biscotto si frammenta.

E se il biscotto si frammnenta è come un naufragio in un mare di caffellatte e le vittime sono infinite.

"Vittime.
Non lo siamo forse tutti?"...

Mi riempio mentre il mio organismo arranca e mi dice “okay. Ancora uno. Ma SOLO uno.”
Per quanto non si sa, ma per ora smaltisce, brucia. Consuma in un tacito accordo di collaborazione demenziale.
Io inzuppo. Lui macina metabolizza , smaltisce come può.

E intanto vite finte scorrono sullo schermo.
Così perfette nelle loro originali imperzefioni da essere più vere del vero.
Oggi la vera vita è dentro la scatola, dentro i fumi condensati del plasma, dentro i cristalli del digitale.
Dentro il cervello di uno sceneggiatore di Los Angeles che tira coca e scopa modelle.

Immergere e recuperare…

Il segereto è tutto qui.

COMPRALO!

Inizia piano, silenziosamente in sottofondo, la vocina non è proprio una vocina ,ma piuttosto una musica.
E’ quando si ha un po’ di fame ,ma non si sa bene di cosa.
E’ quando si vorrebbe tanto che ci accadesse qualcosa ,ma non ci succede niente.
E’ in più in generale ogni volta che si è insoddisfatti, un po’ annoiati, magari deperssi o solo un po’ frustrati…è allora che questa nota comincia a pulsare , picchiettare e bussare nel vostro cervello.
“Compralo”, borbotta l’Amico Cervello mentre osservate stolidamente un asgiugacapelli, un ferro da stiro, un set di mazze da golf o semplicemente un cavolfiore.
“Compralo” insiste l’Amico cervello con una voce calma, serena, rassicuranetmente CERTA di quel che dice.
“Ne hai bisogno, compralo.” E già aumenta, incrementa le sue motivazioni e non importa di cosa si tratti.
Il nuovo tipo di dentifricio col sapore a tre gusti, la merendina col frumento che fa bene all’intestino o la monovolume familiare scontata e accessoriata.
Non importa che cosa lui vi mostri, pubblicizzi o magnifichi perché a lui interessa solo che voi compriate.
“Compralo. Compralo.Compralo.” e vi guida di vetrina in vetrina, di catalogo in catalogo, mentre voi resistete, mentre voi lo ignorate e il vuoto dentro di voi sale e cresce e gorgoglia traboccante di vuoto.
“Compralo.”
“Compralo per riempirti. Compralo per eliminare il vuoto, per palacarti, soddisfarti , per rigenerarti o solo per AZZITTIRMI, ma COMPRALO. ORA”.

E se voi resistete ,se voi gli fate presente che non ve lo potete permettere o semplicemente che NON VI SERVE…lui vi dirà “Compralo perché te lo sei meritato.”

Ed è vero.
Perché il vostro capoufficio è una testa di cazzo, perché la vostra donna vi ha mollato, perché non vi guardano perché sieti grassi, bassi o perché siete malati o state invecchiando o perché siete soli come cani abbandonati sull’autostrada…NON IMPORTA PERCHE’..

Ma (cazzo…) ve lo meritate.

E allora lo comprate.
L’accessorio indispensabile per il vostro kit di bricolage.
La punta martello seghettata multifasica.
Il protocacciavite al plasma.
L’intero cofanetto di 2500 episodi della vostra serie di fanstacienza pereferita, l’intera collezione in edizione limitata di vetroresina di Roddy Vulva nell’OTREOSPIZIO , o un’autentica scheggia della croce di nostro Signore ONNIPOTENTE!

Non importa “Cosa”.
L’importante è COMPRARE.

Perché farlo è riempirsi. Placarsi. Sfamarsi e dissetarsi ad una fonte fatta di plastica nuova e di odori perfetti.
Cellophane. Stampa fresca. Istruzioni nuove , garanzie, scontrini appena sfornati in pacchetti perfetti.
Il nuovo è vita, è PULSANTE come il sangue che vi scorre nel corpo!

E poi…
Poi così come un orgasmo il lampo si estingue, la luce si spegne e il buio ripiomba.

“Compralo.” Dice il Vostro Amico Cervello.

Compra il gelato e che sia tanto.
Compra due porzioni di tutto, compra un vestito comprane un altro e non preoccuparti non pensare , non giudicare, valutare o recriminare.

“La vita è breve”.
”Non mi sono goduto niente”
“Oggi ci siamo e domani non si sa…”

E ALLORA “COMPRALO!”

Compralo ORA . Compralo ADESSO che sei giovane scattante e VUOTO dentro!
Compralo adesso che sei vecchio , lento e un po’ triste.
Compralo per sentirti vivo, compralo per dimentiacer, ma COMPRALO.

E poi ti sentirai meglio…

LA MIA CASA

Il pavimento è di marmo scuro nell'ingresso e nel salotto.
E' chiaro nelle altre stanze ed in cucina c’è un macchia rossa…sembra sangue ,ma è solo una venatura.
Quando ero piccolo una volta correndo urtai lo sportello della lavatrice.
Ricordo il dolore. Qualche lacrima e quella finta macchia di sangue che mi osservava.
I quadri di mio padre sono svaniti. Al loro posto macchie bianche su pareti grigie.
E ogni giorno.
Un pezzo della mia casa.
Se ne va.
Non sono nato qui ,ma ci sono cresciuto…non ho nessun ricordo che non sia legato a questa casa.

Nella mia stanza ho sognato. Disegnato, giocato infinite volte…su quel letto ho perfino fatto l’amore la prima volta e ora è a pezzi…smontato.

Se mi affaccio alla terrazza vedo il balcone del mio primo amore…è vuoto.
Lei se ne è andata molto tempo prima di me.

Le porte sono scure , le maniglie , leggermente lavorate sono fredde al tatto…ho visto infiniti film in salotto.
Ho pianto.
Ho riso.
Sono uscito e rientrato da queste porte milioni di volte…sempre un po’ più grande.
Sempre un po’ più vecchio…
Non è la nostra casa , non ci appartiene ,ma noi siamo stati la sua anima.
Mia madre è nella cucina…mio padre è in salotto che legge…il mio primo cane è nell’ingresso che dorme…
Un pezzettino di me è in ogni cosa…
Ho avuto incubi in quella piccola stanza ed ho scritto lettere d’amore.
Ho litigato con i miei ed ho pregato Dio perché il proteggesse e li salvasse quando sono stati male.
Ho lavorato.
Ho letto.
Mi sono perso e ritrovato infinite volte in questa casa.

Se appoggio una mano alla parete sento più che un freddo muro…sento le passate stagioni…il caldo sul viso…i miei che camminano, mia nonna che viene a trovarmi quando sono ammalato, il lettone dei miei quando ero impaurito di notte…
Il mio cane che dorme acciambellato su di me…

E ogni giorno un pezzo di tutto questo se ne va…
Non è la nostra casa…non lo è mai stata ,ma un pezzo di me resterà per sempre qui…
Quando non ci saranno più i miei.
Quando non ci sarò più neppure io ed infinite altre persone ci avranno vissuto….io sarò ancora qui…

Che gioco nella mia stanza.
Che piango, rido o bacio una ragazza…

martedì 8 maggio 2007

LA TORRE

Mi incammino per la strada che porta verso la collina e mentre lo faccio il freddo mi attraversa.
La pioggia come sempre incessante, il terreno lastricato di pietra, il cielo rosso, il doppio sole e i Volatori che volteggiano in alto.
Tutto è come sempre.
E lassù in cima …la torre.

Apro il piccolo e vecchio portone,sento l’odore di terra bagnata e di chiuso ,ma anche quello della cenere spenta nel caminetto, poi salgo le scale e tocco le solide mura contando i gradini….uno, due ,mille….salgo…percorro quelle scale che portano ad una parte della mia mente ad un posto dove avevo giurato (sperato) di non tornare più ed eccomi nella torre.

Qui non ho niente da perdere.
Non ci sono isole.
Non c’è salvezza o speranza.
Solo il cielo rosso.
Qui sono dentro alla mia testa.
Qui niente può ferirmi perché tutto è già stato perduto.

Non ci sono affetti, non ci sono amori, non c’è luce che non sia rossa, qui è il mio rassicurante incubo.

Questa è la torre.

Non ci sono abbracci.
Non ci sono baci, né frasi sussurrate o sguardi pieni di amore.

Solo la torre. Il vento freddo, la pioggia, il cielo ossessivamente rosso ed io.

Qui non ci sono illusioni, sentimenti, speranze tradite e il dolore è uniforme al punto da essere invisibile.

Non ci sono alternative, variazioni, possibilità alcune.
Qui è solo silenzio rotto dal vento, dallo stridio dei Calchases e dai canti lontani del Madrigal.

Non c’è lo sguardo di lei , né i suoi occhi , né il suo ricordo, non c’è niente di niente.

Mi sfilo un guanto e tocco la fredda pietra…così solida, così SICURA…

Vorrei piangere ,ma non ho più lacrime né voce, né del resto un corpo.

Sono un fantasma , un’immagine riflessa, una stupida storia scritta e mai letta.

Osservo sporgendomi l’orizzonte e so che Lei qui non comparirà mai.

Sussurro il suo nome una , due , infinite volte.

sabato 24 febbraio 2007

IL LIBRO DI CATECHISMO

Il libro non è un vero libro.
La forma è sbagliata. Quadrato, pieno di foto di gente forse morta o che oggi è già adulta ,fiaccata dal tempo e dalle batoste della vita ,ma che all’epoca erano bambini in Bianco Nero ,cattolicamente vestiti sorridenti con le loro pettinature anacronistiche…
Tra di loro oggi ci sono spacciatori, drogati, puttane e gente comune.
Qualche avvocato. Un dentista forse e almeno un assicuratore dall’alito fetido.
Mi guardano.
Affiorati dal tempo e dalla cantina sono tutti raccolti nel libro del catechismo…
Rivestito con plastica blu, ricordo il tatto ed il colore di un tempo…
Ricordo che il blu mi piaceva. Era l’unica cosa che mi piaceva di questo libro del cazzo.
All’interno ci sono illustrazioni fatte male, colorate peggio, oggettivamente BRUTTE quasi che la chiesa non avesse neppure il desiderio (se non i mezzi) per pagarsi un disegnatore appena passabile.
E’ brutto. Triste e proprio per questo pretenzioso quasi che perché cattolici (e quindì implicitamente fedeli) lo si debba accettare ed apprezzare semplicemente perché “questo passa il convento”.
Così…per diritto divino.
Lo prendo con la punta delle dita quanto mi fa senso.
Ricordo che un tempo aveva un buon odore.
L’odore del nuovo e della plastica che (probabilmente) i miei genitori vi avevano avvolto per proteggerlo.
Ed ha funzionato.
Nonostante l’odore di umido della cantina lui è ancora intatto e se la passa meglio di tanti e tanti libri ben più meritevoli.
LODE AL SIGNORE DUNQUE! Perché lo ha preservato.
Per lunghi istanti (minuti in realtà) penso di buttarlo.
Non vale neppure la pena di stracciarlo perché implicherebbe durare fatica e dedicargli tempo.
Invece poi lo spolvero e lo ripongo.

Ho deciso che lo terrò.

In minima parte per quella copertina blu che mi piace pensare sia stata messa da mia madre o da mio padre ,ma soprattutto perché HO ODIATO quelle lunghe , inutili, FALSE e pallose lezioni di catechismo più di ogni altra cosa.
Mi facevano senso le vecchie e grasse beghine che ci insegnavano, il loro odore di canfora e i preti che gli si accompagnavano in quelle cazzo di giornate dedicate alla formazione di nuove pecore per il gregge.
Ricordo le stolide facce dei miei compagni seminalfabeti o semplicemente STRONZI.
Ricordo l’odore del loro sudore da ipereccitati bimbi del cazzo…
Mentre parlavano di calcio, di figurine e di qualsiasi altra cosa che la cultura italiana (e cattolica) approvasse e benedicesse…

L’ho tenuto perché grazie a Dio non dovrò MAI più andare ad una sola lezione di catechismo e perché i miei figli (se MAI ne avrò) non dovranno inchinarsi a subire bovinamente le lezioni di coglioni in tonaca o delle loro accolite zitelle che non sanno un cazzo della vita

La Fede è una cosa seria…non è roba per la chiesa.

lunedì 5 giugno 2006

I LADRI DI SOGNI

Lei è fatta di aghi e di dolore.
E’ come se degli ingranaggi avessero sostituito la carne.
Attraverso i suoi occhi intravedo il metallo che è in lei.
Ha svuotato il suo cuore in un freddo hard disk ed io urlo il mio dolore mentre cerco di abbracciarla e stringerla a me.
Ma non c’è più amore per me.
Non c’è più traccia della donna che ho amato perché lei è fatta di fili e cavi.
Le voci mi dicono: lasciala andare.
Mentre piango lei sorride dicendomi “ mi dispiace di averti arrecato così tanto dolore…”.
Ma la sua voce è fredda e lontana.
E’ come se fosse sbiadita…i suoi capelli, i suoi abiti…è tutto grigio.
“Hai barattato i tuoi colori per questo?” le chiedo sfidandola e odiando il suo Dio…ma lei si limita a sorridere.
E mentre piango e grido mi sveglio all’interno di un altro sogno.

Sono in una specie reality insieme ad altra gente, siamo distesi sul pavimento dentro a sacchi a pelo , e piccoli marchingegni elettrici ci ronzano attorno pungolandoci con piccole scariche elettriche per svegliarci dai sogni troppo dolorosi.
“E’ questo il gioco?” mi chiedo.
Spiano i nostri sogni?
Nel sonno li maledico, non voglio svegliarmi dal sonno precedente, non voglio essere strappato dai miei sogni e perderla per sempre.
Furibondo agguanto con una mano una delle macchinette e la stringo con forza.
Lei , simile ad un insetto in trappola, ronza furiosamente e per liberarsi aumenta il voltaggio della scarica.
Vuole volare via. Tornare dai suoi padroni meccanici per riferire la mia temperatura e i miei dati cerebrali, ma io non la lascio, non la mollo ,la stringo ancora di più mentre lei mi trafigge la mano di dolore consapevole che non la lascerò scappare.
E gli altri concorrenti sdraiati a terra, dai loro sacchi a pelo mi mormorano “lasciala andare! O ti elimineranno!”
“NO.” Rispondo io.
“NON LA MOLLO.”
E poi la piccola macchina svanisce dal mio pugno. Forse l’hanno disattivata perché non riuscivano a richiamarla.
L’ultimo pensiero prima di risvegliarmi va a lei:

fatta di filo di metallo…attraverso i suoi occhi lo vedo…lei è fredda , lontana…nel suo sguardo c’è misericordia e pietà ,ma non per me…

“Non mi lasciare”…è l’ultima frase che mi esce di bocca…