E’ un giorno freddo, grigio e piovoso.
Sento il legno scricchiolare sotto i miei piedi mentre salgo i gradini, avverto l’odore di erba bagnata che proviene dal giardino e il rumore del vento lontano.
Busso alla porta e attendo invano che qualcuno mi apra… è la mia casa eppure non lo è.
Sono i miei ricordi eppure non lo sono.
Sento che c’è qualcuno la dentro… qualcuno che conoscevo.
Sento… ricordo la sua voce, immagino altri colori… più nitidi e luminosi di giorni lontani.
Ho chiamato prima di venire…
Ho telefonato, ma nessuno mi ha risposto.
Ho mandato lettere, ma ora le vedo per terra… ingiallite e bagnate, giacciono in mezzo a una pila di vecchi giornali…
Batto il pugno contro la porta e chiedo, supplico di farmi entrare…
Ma nessuno risponde.
Guardo attraverso la finestra, osservo il soggiorno deserto, la tavola in ordine, gli oggetti di sempre sparsi per casa…
Libri, giocattoli, abiti ed altro… tutto è come dovrebbe essere e sbagliato al tempo stesso.
Tutto è… spento, privo di vita e silenzioso.
“Fatemi entrare” sussurro ancora…
e allora li vedo…
Li vedo che pranzano, li vedo che parlano, ridono e scherzano…
Li vedo che leggono, guardano la tv o studiano…
Li vedo dormire, lavorare, litigare o amare… li vedo vivere.
Sono amici, parenti, amanti e compagni.
Sono ragazzi, bambini, cani, adulti e vecchi.
Sono affetti, amori e ricordi…
Sono lì… oltre il vetro… quasi li sfioro, quasi li afferro eppure sono altrove.
Lontani e ormai passati.
Capita…
Capita quando il tempo passa.
Capita quando le giornate sono sempre uguali e ci perdiamo in esse… convinti che ogni cosa resterà per sempre identica e immutabile.
Capita e basta.
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