martedì 1 giugno 2010

LE SCARPE DA GINNASTICA

Ipnotizzati. Osservate immobili un’infinita distesa di scarpe appese alla parete.

Alte, basse, coi lacci, senza e con combinazioni impensabili di nomi e funzioni.
Ciò che un tempo era semplicemente definito “scarpa da tennis” o ancora più genericamente “da ginnastica” è ora specializzato, etichettato e ovviamente ANGLOFONIZZATO.

Loghi, stemmi, nomi ad effetto e motti di successo, il tutto abbinato a facce di sportivi miliardari che vi sorridono prendendovi vagamente per i fondelli e dicendovi “io per questa cazzo di foto ho preso più di quanto tu e i figli dei tuoi figli prenderete nelle vostre vite”.


“Serve aiuto?” chiede un commesso con una maglia a strisce che vi saltella accanto come se fosse caricato a molla.

IL taglio dei capelli è moderno, a pinna di squalo rileccata da una mucca, ha un tatuaggio tribale che gli spunta dal colletto, un piercing non appariscente (ma fottutamente COOL) al sopracciglio sinistro e lo sguardo socievole alla “siamo tutti amici, fratello-rap-yeah!”.

E voi annuite… timidamente sorridete cercando di spiegare che cercate un paio di scarpe per il tempo libero, magari per fare passeggiate, uscire a portare fuori il cane quando fa più fresco e voi…

“Sì,ma di che tipo?” vi interrompe subito il commesso dopato masticando febbrilmente una gomma americana e fissandovi con occhio pallato.

“Da running? Da Walking? Da trekking...?

“Per fare quattro passi...” dite voi cercando di spiegare.
“Per passeggiare, fare una corsetta al tramonto lungo il fiume o magari sui viali alberati quando non c’è troppo traffico e la luce alla sera ha quella tinta un po’ vermiglia che …”

“Allora da RUNNING!” esclama il commesso anfetaminico e guardando meglio i suoi occhi potreste giurare che non hanno pupilla.
“Ma da terra dura o battuta? Da asfalto o da sterrato?” incalza mentre vi si piazza davanti e il suo alito sa di arbre magique al pino silvestre.

“Scarpe”. Rispondete voi leggermente preoccupati.
“Di gomma. Da mettere fuori dal lavoro, nel tempo libero…”.

“Ah-ah”. Annuisce lo psico-commesso mentre tira su col naso in modo inquietantemente eloquente.
“Ma di tela? Di lattice indurito, di carbonio? Di polieticofienilidide…?”

“Grigie” replicate voi leggermente confusi.
“O nere. Perché chiare mi si sporcano subito e…”.

“Oh , no” reagisce lui alzando le mani, scandalizzato, quasi offeso come se gli aveste detto di aver visto la sua mamma sulla tangenziale.

“Grigie o nera da corsa NO. Oh no. No, no, no, no, NO!” ripete come Dustin Hoffman in Rain Man.

“Oddio ora gli piglia un collasso!” pensate allarmati.

Ma lui si limita ad indietreggiare e a mostrarvi una fila di scarpe i cui colori feriscono gli occhi.

Bianche a strisce arancioni, rosse a strisce gialle, fosforescenti, argentate, dorate, luminescenti e catarifrangenti.

“Ci devo correre… non andare sui viali a fare marchette” pensate dentro di voi.

Ma ovviamente riuscite a dire solo “ma non ne avete di un pochino meno vistose?”

“Oh no. No, no, no, no!” insiste il commesso e stavolta siete sicuri che gli piglierà un colpo.
“Perché se corri di notte ti devono VEDERE!” aggiunge annunendo da solo.

“Ma a che cazzo di ora crede che vada a correre questo qui?” vi chiedete voi.
E poi così non mi vedono…li ACCECO prima io!

“Ma qualcosina di meno appariscente?” insistete coraggiosamente.

Il commesso vi guarda serafico…deluso, quasi disgustato…
Per un attimo smette di masticare la sua gomma…

“Ora me la sputa in faccia” pensate preoccupato.

Ma poi il ritmo riprende, così come la sua oscillazione sul posto.

Annuisce.
Risponde a voci mentali che solo lui sente e sguscia via saltellando.

Torna con un paio di scarpe in mano ed effettivamente sono nere, nonostante abbiano la suola in parte trasparente e in parte composta da strani pistoni circolari.

“Aria” esclama strizzandovi l’occhio.

“Cosa?” chiedete voi guardandovi intorno.

“Aria. Pompa. Dinamica. PISTONE!” e saltella felice.

“Non è autistico” pensate.
“E’ proprio scemo”.

Per un attimo immaginate voi stessi con quelle scarpe ai piedi, dietro un crinale, in un canyon…mentre aspettate che BI-Bip lo struzzo passi e voi siete pronti a saltargli addosso con le vostre SCARPE AD ARIA.

“Sì…belle…” replicate un po’ perplessi mentre il commesso ammicca e fa boccacce d’intesa come se volesse limonare con voi.

“E quanto verrebbero?” chiedete timidamente.

E il commesso vi dice la cifra, ma (per uno strano ed inspiegabile fenomeno voi non sentite veramente la sua voce, ma vedete soltanto le parole uscirgli dalla bocca a rallentatore.
E come in fumetto la cifra vi si stampa di fronte, a mezz’aria…nitidamente definita a grossi caratteri cubitali.

“Ma…” esistate incredulo… “euro?”

“Yeahhhh.” Annuisce il molleggiato venditore e lo fa dandovi una gomitatina d’intesa, aggiungendo felice che sono scontate e che voi siete proprio un fesso se non le comprate subito.

Per un attimo la vostra mente vaga…lontana…
A quando ancora c’era la lira… a quando le cifre non dovevano essere divise o moltiplicate per due.
E ancora più indietro… a quando un paio di scarpe poteva essere comprato senza avere sulla coscienza l’infanzia mancata di un piccolo bambino che si è ammazzato ad assemblarle in un villaggio sperduto della Cina.

Poi vi immaginate che cosa potreste fare con la stessa cifra:

pagare un anno di studio a quel bambino.
Costruire un pezzettino di ospedale nel suo paese o qualunque altra cosa più sensata che darli alla fottutissima multinazionale che le fabbrica.

“Ma non avete qualcosina che costa meno?” chiedete timorosi e il commesso stavolta vi guarda veramente disgustato.

Vi osserva perdendo automaticamente stima ed anche interesse (e questo forse perché lavora a percentuale..) e sparisce nel retro del negozio scuotendo la testa.

Ne esce con una paio di scarpe che non sono brutte, ma semplicemente inguardabili…

Qualcosa di simile ad un paio di zoccoli con sotto incollata della gomma da masticare usata e rivestite con la carta da parati di una vecchia zia daltonica e rincoglionita.

“199 euro. Scontate 40”.

“Scontate…” pensate voi.

Scontate il tempo che passa.
Scontate i prezzi che salgono, la gente che se ne frega e che segue la moda…

Scontate il cazzo di mondo in cui vivete e che voi stessi avete contribuito a creare.
Scontate quelle facce di culo che fanno pubblicità a questa roba e a cui voi pagate il lusso in cui vivono.
Scontate i vostri peccati.

E in fondo è giusto perché nessuno di noi è senza colpa e tutti dobbiamo scontare qualcosa.

E così ve ne uscite con la vostra carta da parati ai piedi…
Non proprio felice.
Non proprio colpevole, ma neppure innocente… magari avete risparmiato 50 euro, ma li spenderete il giorno dopo in qualche altra cosa di cui non avete davvero bisogno.


Uscendo un ragazzino fighetto vi guarda con aria dubbiosa… all’orecchio ha un lettore mp3 ultima generazione che costa quanto 12 paia di scarpe come le vostre, ai piedi due rate del vostro mutuo, e sugli occhi l’equivalente del mobilio del vostro soggiorno…

“Yeah!” commenta felice quando abbozzate un sorriso.

“Yeah…” replicate senza allegria.

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